Appendice: Il concetto di “tempio funerario” e di “tempio di milioni di anni”

Il termine tempio funerario, correntemente usato oggi in egittologia, è stato influenzato fortemente dalle attitudini moderne occidentali.

I templi egizi avevano la funzione di sostentare la vita ultraterrena del defunto: in tempi antichi, era credenza che i morti necessitassero, anche nell’oltretomba, di cibo e bevande per il nutrimento del ka (doppio del re). Col tempo, ciò divenne niente più che mera simbologia, con le offerte alla statua-ka del defunto all’interno del tempio. Queste statue venivano frequentemente collocate in un apposito edificio, la dimora del ka, termine anche utilizzato per indicare i grandi edifici creati dai faraoni del Nuovo Regno per il dominio degli dei, in modo da crearsi un luogo per l’unione mistica col dio.

I complessi per il culto reale nel Nuovo Regno, nella necropoli a ovest di Tebe, vengono comunemente chiamati “templi funerari”, tuttavia il termine cela un diffuso disaccordo tra le scuole sul suo significato, sul criterio di applicazione a particolari strutture, sulla funzione rituale degli edifici così designati e sulla tipologia di culti officiati. Esistono anche altri concetti differenti e il risultato è un misto di confusione e incomprensione.

“Tempio funerario” non corrisponde ad una parola o una frase egiziana antica; il termine è stato coniato nel XIX secolo dagli egittologi. Adolf Erman, creatore del grande “dizionario di lingua egiziana di Berlino”, ha ammesso ciò scrivendo, nel 1936 “davanti a ogni piramide (Antico Regno) esistevano speciali edifici, i quali noi oggi chiamiamo templi funerari”. Non si sa chi sia stato il primo autore a far uso del termine “tempio funerario”, ma i primi complessi cultuali identificati con questo termine furono il tempio di Sety I a Qurna, il tempio di Ramesse II (Ramesseum) e il tempio di Ramesse III a Medinet Habu ( la struttura antica meglio preservata della necropoli tebana).

Harold H. Nelson, direttore dei rilevamenti epigrafici dell’Università di Chicago a Luxor dal 1924 al 1947, ha indagato sull’origine di un appellativo molto usato per i templi funerari: tempio di milioni di anni.

Le indagini di Nelson hanno rilevato che il più antico riferimento conosciuto a “tempio di milioni di anni” è apparso in due linee di testo iscritte sul retro del basamento di una statua della XIII dinastia ritrovata a Karnak da Auguste Mariette: la statua era stata donata al visir ‘Ij-mr dal suo sovrano, il quale gli aveva concesso di collocarla “nella dimora del suo signore nel tempio di milioni di anni chiamato Soddisfatto è il Ka di Sobekhotep”. Qui, come per il tempio di Sety I, viene usato il nome del re per designare il luogo (nome d’intronizzazione).

Un riferimento più recente a “tempio di milioni di anni” si trova inciso nelle cave di Tura, a circa dieci miglia a sud del Cairo, datato all’inizio del Nuovo Regno, più o meno duecento anni dopo Sobekhotep. Il re Ahmose, fondatore della XVIII dinastia, ordinò la riapertura delle cave per estrarre bellissime pietre di calcare bianco “per i suoi templi di milioni di […]”; l’ultima parte è lacunosa, ma la parola rnpwt (anno) la si può supporre dalla base di una iscrizione similare, ritrovata poco distante e datata al regno di Amenhotep III.

Se il tempio di milioni di anni era un tempio funerario, perché l’iscrizione di Ahmose parla d “templi”, al plurale? Si suppone che un re dovesse avere un solo tempio funerario, da qualche parte vicino alla sua tomba a Tebe, ma la parte successiva dell’iscrizione di Ahmose elenca una serie di edifici: il tempio di Ptah, il tempio per un dio (non specificato poiché manca la parola che precede “il dio perfetto”), ‘Ipt di Amon, il tempio del re e termina con la frase “per tutti i monumenti fatti da Sua Maestà”.

Posso esistere a questo proposito almeno due soluzioni:

1) il tempio di milioni di anni era uno solo, un complesso di cui facevano parte altri edifici cultuali non “di milioni di anni”;

2) il tempio di milioni di anni includeva anche altri edifici;

Se la seconda ipotesi fosse corretta, il termine “di milioni di anni” non indicherebbe altro che una struttura per l’eternità e, come è noto, gli egizi ritenevano fondamentale che un edificio fosse solido e resistente e la qualità delle pietre e del lavoro perfetta. Il dizionario di lingua egiziana Erman-Grapow elenca una serie di passaggi che parlano di edifici fabbricati “con eccellente lavoro (manuale)”, o “per l’eternità”.

Tutti i testi parlano di milioni di anni in riferimento al credo religioso: prendendo in considerazione le pitture e le iscrizioni, praticamente in ogni tempio vi erano raffigurazioni degli dei che presentano al re i milioni di anni (l’eternità) in cambio delle offerte deposte sugli altari.

I luoghi dove questi reciproci scambi si suppone avvenissero non erano i templi dedicati alle divinità, bensì gli specifici edifici che ogni singolo re costruiva per se stesso (i templi con il nome del sovrano), dove egli veniva rappresentato e incontrava gli dei “per milioni di anni”, mentre essi lo precedevano in una processione ripetuta a intervalli regolari.

Se ogni tempio funerario veniva costruito per ciascun faraone, non bisogna aspettarsi uniformità nelle pianificazioni e nella disposizione delle stanze, nella scelta delle scene per le pitture parietali o negli equipaggiamenti rituali; tutto ciò era influenzato dalla politica, dalle circostanze specifiche e anche dalle idee teologiche che, al di là di alcuni concetti basilari, cambiavano e si sviluppavano impercettibilmente di regno in regno.

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