Capitolo III

  1. La misteriosa Teogamia

 

Il primo passo che Hatshepsut doveva compiere per giustificare il suo diritto al trono era quello di rappresentare, nel suo tempio giubilare, la sua origine divina, con la designazione da parte del padre terrestre quale sua erede.

Per procedere, era necessario accantonare la sua reale infanzia a Tebe, durante la quale la nutrice Sat Ra doveva averle narrato i prodigi avvenuti alla corte di Cheope: l’incredibile racconto dei magi si concludeva con la nascita meravigliosa dei sovrani della V dinastia.

Il fedele Senenmut aveva ricevuto l’ordine di compiere le ricerche necessarie nei libri di magia custoditi presso il clero del tempio solare ad Eliopoli, per indottrinarsi sui “meccanismi” di questo mistero, da sempre pietra miliare delle istituzioni reali.

Questa teogamia doveva essere raffigurata tenendo conto dell’orientamento, poiché ogni messaggio e ogni immagine della decorazione doveva avere un proprio orientamento; la parete settentrionale della seconda terrazza (o portico) doveva ospitare queste scene, nelle quali Amon aveva un ruolo preminente, soprattutto nelle scene che riguardavano la sua unione con Ahmes.

All’origine della teogamia c’era l’unione tra il dio solare e la sposa di uno dei sacerdoti di Ra; nel caso di Hatshepsut, invece, Amon avrebbe scelto la regina Ahmes, Grande Sposa Reale.

 

  1. Amon vuole un figlio terrestre

 

Tutto inizia con la decisione del dio Amon, annunciata davanti al consiglio di quattordici forme divine, di voler creare un “bambino terrestre” (la scena si svolge “in cielo”):

 

Desidero la compagna che egli (Thutmosi I?) ama, colei che sarà la madre autentica del re dell’Alto e del Basso Egitto Maatkara, che viva! Hatshepsut (Khenemet-Amon). Io sono la protezione delle membra fintanto che ella non si leverà… io le darò tutte le pianure e tutte le montagne… ella guiderà tutti i viventi… io farò cadere la pioggia dal cielo durante il suo tempo, (farò) che siano dati dei grandissimi Nili alla sua epoca… e colui che bestemmierà impiegando il nome di sua maestà, farò che muoia sul campo”

 

Amon chiama allora Thot (la parola divina, il messaggero degli dei) e gli affida l’incarico di trovare questa sposa mortale:

 

Vai verso la dimora del sovrano che è a Karnak a cercare il nome di questa giovane donna, poiché io sono l’orizzonte che è nel cielo, la grande dimora degli dei”

 

Thot ritorna da Amon e gli comunica:

 

Questa giovane donna di cui mi hai parlato, prendila ora. Il suo nome è Ahmes. Essa è bella più di qualunque altra donna che sia nel paese. È la sposa di quel sovrano, il re dell’Alto e del Basso Egitto Akheperkara, che viva eternamente!”

 

  1. L’unione con Ahmes

 

La scena essenziale dell’imene si svolge nel palazzo reale, nelle stanze della regina, mentre lei dorme. Amon prende le sembianze di Thutmosi I.

Le immagini, però, ritraggono il dio col suo vero aspetto e l’unione carnale viene rappresentata con essenzialità e castità: la regina si sveglia quando sente Amon avvicinarsi e poco dopo, entrambi vengono raffigurati su due seggi, uno di fronte all’altra, le loro ginocchia s’incrociano e le braccia di toccano discretamente, mentre Amon avvicina l’ankh ad Ahmes e le dee Selkit e Neith sostengono i due seggi; contrariamente alle immagini, i testi sono più audaci:

 

Quando Amon, signore di Karnak, venne, si era dato l’apparenza del suo sposo, il re dell’Alto e del Basso Egitto. Egli la trovò addormentata nello splendore del suo palazzo. Lei si svegliò all’odore del dio e sorrise di fronte alla sua maestà. Subito, egli si diresse verso di lei, pronto a impadronirsene. La strinse, allora, e le impose il suo (bruciante) desiderio, agendo il modo che ella lo vedesse sotto la forma di dio. Quando lui le si fu avvicinato, il suo amore gli corse nella carne, trasportato dalla virilità. Il palazzo era inondato del profumo del dio, le cui essenze vengono da Punt”

 

Quando Ahmes si accorge che si tratta di Amon, mormora:

 

Com’è grande il tuo splendore! È magnifico ammirarti, tu hai onorato la mia femminilità con i tuoi favori, la tua rugiada è passata in tutte le mie membra”

 

Amon riprende da dove si era fermato, facendo come dichiara:

 

Tutto ciò che egli desiderava da lei. Essa permise che lui godesse di lei. Lei lo abbracciò… poi… questa sposa e madre reale Ahmes, in presenza della maestà di questo dio, signore dei troni delle Due Terre, dichiarò: “signore, veramente, com’è grande la tua potenza! È una ben nobile (shepse) cosa vedere il tuo volto (hat) quando ti sei unito (khenem) alla mia maestà nella tua perfezione e quando la tua rugiada ha penetrato tutta la mia carne”.

“HAT-SHEPSUT-KHENEMET-AMON” le risponde Amon prima di ritirarsi dalla sua vista, non senza precisare: “colei che si unisce ad Amon, colei che è alla faccia (cioè la prima) dei nobili, tale sarà il nome della figlia che ho posto nel tuo grembo, seguendo quello che è uscito dalla tua bocca”.

 

Come è piuttosto noto, era usanza chiamare i nascituri utilizzando le parole pronunciate dalla madre durante il parto (spesso attraverso giochi di parole), ma in questo caso, il nome viene scelto al momento del concepimento.

 

Scomparendo, Amon dichiara:

 

Ella eserciterà una regalità benevola nell’intero paese. A lei il mio “ba*”, a lei la mia potenza, a lei la mia venerazione, a lei la mia corona bianca**! Certamente ella regnerà sui Due Paesi e guiderà tutti i viventi… fino al cielo. Io unisco per lei i Due Paesi nei suoi nomi, sul seggio di Horus dei viventi, e assicurerò la sua protezione ogni giorno, con il dio che presiede a quel giorno

 

  1. Khnum plasma Hatshepsut e il suo “ka”

 

Di nuovo le scene si svolgono in cielo, dove Amon ha dato al dio vasaio Khnum, sul cui tornio è stata plasmata l’umanità, le istruzioni:

 

Va’! per modellarla, lei e il suo ka, a partire dalle membra che sono mie. Va’! per formarla meglio di ogni dio. Forma per me questa mia figlia che ho procreato…

Darò forma a tua figlia (risponde Khnum)… le sue forme saranno più esaltanti di quelle degli dei, nel suo splendore di re dell’Alto e del Basso Egitto

 

Khnum lavora sul tornio la forma del bambino e del suo ka. Davanti a due piccoli esseri, in piedi sul tornio, è inginocchiata Heket, la dea-rana protettrice delle nascite, la quale avvicina al loro naso l’ankh: non sono due forme femminili, ma due bambini maschi, tuttavia le didascalie sono al femminile.

Il dio vasaio commenta il lavoro e le sue parole rafforzano l’efficacia delle sue azioni (per gli egizi la parola aveva una grande valenza magica):

 

Ti ho formata con le “membra” di Amon regnante a Karnak, ogni vita  e soddisfazione, ogni stabilità, ogni gioia di cuore con me; io ti ho dato tutti i paesi, tutto il popolo. Io ti ho dato tutte le offerte, tutto il nutrimento. Io ti ho dato (l’occasione) di apparire sul trono di Horus, come Ra per sempre… io ti ho dato di essere davanti al ka di tutti i viventi, mentre brilli come re dell’Alto e del Basso Egitto, del Sud e del Nord, secondo quel che tuo padre che ti ama ti ha dato

 

  1. L’annunciazione e la nascita

 

La parte successiva, essenziale, è praticamente muta. Si vedono il dio Thot e la regina Ahmes, in piedi e uno di fronte all’altra, durante l’annunciazione: Ahmes porta in grembo il bambino plasmato da Khnum.

Ahmes, immobile, è incredibilmente stupita ed emozionata.

 

Quando giunge il momento, Heket e Khnum vanno da Ahmes e la conducono per mano alla sala del parto; si nota chiaramente lo stato di gravidanza della regina, un fatto molto insolito. Tra le righe del testo deteriorato si leggono le parole di Heket: “tu devi partorire immediatamente…”.

Le immagini della nascita non sono per niente realistiche, dal momento che si tratta della venuta al mondo della figlia di Amon: Ahmes è seduta su un semplice trono arcaico e il parto avviene come per magia, mentre ai suoi piedi, quattro levatrici aspettano di tenere tra le braccia la bambina. Sopra la regina si legge:

 

Colei che subito partorirà, che è nelle doglie del parto

 

Alle spalle della sovrana, una dea genuflessa tende verso di lei l’ankh, la quale indossa un copricapo a forma di paniere che contiene la placenta e il cordone ombelicale; dietro ancora si scorgono Iside e Nephty.

Tutta la composizione comprende anche la raffigurazione dei Geni, evocanti i punti cardinali, i quali sono gli antenati della regalità.

Nello stesso posto in cui siedono i Geni si trovano due Geni animali benefici: Bes nano dell’Africa, metà bestia e metà uomo, che scaccia il male e Thueris ( “La Grande”), nella forma di un ippopotamo gravido, eretto sulle zampe posteriori come Bes.

L’avvenimento è commentato da una divinità gigantesca, sul’estrema destra: è Meskhenet, la dea-utero, con la sua insegna sul capo e assisa in trono.

 

La cerimonia della presentazione al padre avviene in due tappe: Hator riceve Amon e gli consegna il bambino, senza il ka, che tiene in mano. Amon pronuncia queste parole, pieno di gioia:

 

Parte gloriosa che è uscita da me stesso, re che prende le Due Terre sul trono di Horus, per sempre

 

 

  1. L’introduzione della Vacca Hator

 

Pensando che l’intervento di Khnum non fosse sufficiente, Hatshepsut pensò d’inserire la vacca Hator, la “Grande Madre”: il suo grembo universale si trovava nella montagna tebana.

Durante la gravidanza, Hatshepsut era stata ospitata nel grembo della dea. La placenta veniva evocata dal latte luminoso e solare della vacca sacra; l’allattamento doveva essere evocato dall’immagine di due nutrici e del ka del bambino regale con la testa di vacca. Inoltre, la regina fece anche raffigurare due mucche da latte.

Nella parte destra della scena vi sono dodici Geni accovacciati che tengono in braccio ognuno una immagine del futuro re, fanciullo, ornato col tipico ricciolo dell’infanzia. Se a loro si uniscono i bambini tenuti dalle nutrici, si formano quattordici ka reali per formare il ka terreno del re.

La scena si chiude con i Geni del latte e dell’Inondazione che presentano ad Amon il bambino e il suo ka, in modo che i testimoni della scena siano informati dell’avvenimento; poco più in là si vedono Amon e Thot, intenti a versare sui gemelli (il bambino e il suo ka) l’acqua purificatrice e pronunciano queste parole:

 

Sei purificato con il tuo ka per ricevere la tua dignità di re dell’Alto e del Basso Egitto

 

Infine, il dio Amon mostra con orgoglio il suo erede agli dei del Sud e del Nord.

 

 

  1. La spedizione nel Paese di Punt -parte I-

 

La partenza della flottiglia diretta a Punt ebbe luogo quasi certamente dal complesso di Karnak; uno dopo l’altro, i cinque battelli penetrarono nel canale che conduceva al bacino dell’approdo. La nave in testa era diretta da Nehesy, capo della spedizione e il gruppo sacro formato dalle statue di Amon e Hatshepsut era stato caricato a bordo. Una volta bruciato l’incenso e versata l’acqua lustrale, le navi si erano dirette a sud.

La notizia della spedizione giunse ben presto a Punt, tanto che il re Paraku (il Grande di Punt) si preparò a ricevere le navi.

Il convoglio attraversò tratti di fiume popolati da enormi quantità di pesci, molluschi e crostacei: i pesci vengono raffigurati in fila indiana, senza alcun realismo, poiché sono stati probabilmente riprodotti come “campioni” di fauna marina esotica, per sottolineare come la spedizione si fosse recata in un paese tra due fiumi, ma bagnato dal Mar Rosso.

Non esistono informazioni sul tonnellaggio delle navi o sul numero degli uomini dell’equipaggio, ma se si tiene conto delle raffigurazioni del bassorilievo, ogni fiancata aveva quindici rematori, per un totale di centocinquanta per l’intera flottiglia; parlando delle dimensioni delle navi, alcuni egittologi hanno ipotizzato che esse misuravano settanta piedi di lunghezza, diciotto di larghezza e quattro o cinque piedi di profondità. L’albero doveva superare i ventisette piedi.

È piuttosto facile notare il fatto che le imbarcazioni non vennero raffigurate nei minimi dettagli, ma solo in quel che per gli egizi era essenziale.

Dopo lo sbarco, ad accompagnare Nehesy furono soltanto otto soldati e un ufficiale.

Le navi dovevano essere all’incirca come le famose barche di Cheope, scoperte ai piedi della sua piramide, formate da scafi costituiti da fasciami indipendenti, legati assieme da cordami che attraversano delle tacche praticate nel legno. Per assicurare coesione e impermeabilità, la parte interna era calafata; infine, una gigantesca gomena esterna era stata stesa da prora a poppa, tenuta da una serie di sostegni simili a forche al di sotto del ponte.

A prora e a poppa di ogni battello veniva approntata una specie di cabina e la poppa era ornata da un’elegante scultura a forma di papiro ricurvo.

Le barche vengono rappresentate vicino alla riva, nel corso di una manovra: le prime due navi sono appena approdate, ma non ancorate. Tra i contenitori e le casse figurano i prodotti per l’omaggio della regina alla signora del luogo, Hator*****, ma alla dea bisognava anche rendere grazie per la traversata e i venti favorevoli durante la risalita di Uadi ur, quindi i prodotti servivano anche come regali.

Le altre navi non sono ancora attraccate e al di sopra della poppa c’è scritto: “A terra tutta!”.

Alla sinistra delle prime due navi e di una piccola “lancia” e sopra i primi alberi d’incenso rappresentati, un’iscrizione scalpellata e in seguito ripresa da Ramesse II commenta la scena:

 

Navigazione su Uadi ur, prendere la migliore rotta verso la Terra del dio. Sbarco in pace nel paese di Punt dell’armata (spedizione), per seguire gli ordini del signore degli dei, Amon signore del trono delle Due Terre, alla terra di Karnak, per riportare i preziosi prodotti di tutto il paese, poiché egli ama Maatkara più di tutti i re dei primi tempi, come non avverrà mai in questo paese per altri sovrani

 

Seguono poi le scene in cui Nehesy sbarca, preceduto da alcuni marinai, i quali sono intenti a deporre sulla spiaggia d’approdo un grande baule rettangolare, nel quale erano stati precedentemente collocati gli oggetti da offrire all’arrivo (in realtà sono campioni commerciali).

 

 

  1. La spedizione nel Paese di Punt -parte II-

 

Il paesaggio esotico attira gli egizi. Tra gli alberi d’incenso, altre piante sembrano uno strano incrocio di palme da dattero e palme dum; tra la vegetazione si scorgono anche delle abitazioni rotonde su palafitte dalla punta acuminata e tra i sicomori c’è un bovino accovacciato.

Si avvicina un gruppo, composto (simbolicamente) da 8 persone e un asino. Alla testa si vede Paraku, il re, alto e magro, il quale indossa u gonnellino in stile egiziano, differente per due sottili ricadute sul davanti, mentre dietro s’intravede l’abbozzo della coda animale cerimoniale, che anche i faraoni portavano nei riti. Paraku ha i capelli corti, raccolti in riccioli, mentre il mento è incorniciato dalla celebre barba ricurva (khebeset) cara al dio di Karnak.

In segno di saluto, Paraku presenta a Nehesy i palmi aperti delle mani; accanto a lui, la regina Aty, ritratta affetta da malsana obesità forse congenita, è raffigurata secondo l’occhio egizio, ma nella sua terra era di certo una donna di gran fascino. Aty è vestita con una specie di corpetto a maniche corte, completato da una gonna incrociata davanti e fermata da una cintura. Le caviglie sono ornate da anelli ei polsi da bracciali e come il suo sposo non porta i sandali. La capigliatura, sulle spalle, è tenuta sulla fronte da una fascia tipica di certi nobili, mentre il collo è ornato da una collana con tre pesanti pendenti rotondi.

La regina saluta come il marito e così i loro figli. Dopo aver dipinto la famiglia reale, l’artista ha raffigurato un piccolo asino con un cuscino sul dorso, prendendosi la libertà di scrivere sopra l’animale, in modo piuttosto beffardo, “l’asino che porta la sua sposa!”.

Ora, Nehesy e Paraku sono uno di fronte all’altro e fra loro ci sono i doni della sovrana: Nehesy spiega al re che sono regali per lui, ma per la grande Hator, la signora di Punt. Ecco l’indicazione dei rapporti ancora remoti tra l’Egitto e Punt.

La legenda che domina la rappresentazione è suggestiva, ma anche imperiosa:

 

Arrivo dell’inviato (del re) nella Terra del dio, con i soldati che l’accompagnano, davanti ai grandi di Punt, caricati di tutte le buone cose del Palazzo (che sia prospero!) all’intenzione di Hator, signora di Punt, per la vita, la prosperità e la salute di Sua Maestà

 

Nonostante sapesse dell’arrivo della delegazione, Paraku viene raffigurato fintamente sorpreso e l’iscrizione davanti alla sua immagine dice:

 

L’arrivo dei capi di Punt, chini e a testa bassa per ricevere i soldati e dare lode al signore”

 

Poi, sotto il seguito del re e la regina Aty leggiamo:

 

Dicono, implorando la pace: come siete arrivati fin qui, in questa terra che le genti d’Egitto non conoscono? Siete forse venuti dal cielo o avete navigato sull’acqua, o per terra? La Terra del dio è lieta che voi l’abbiate percorsa come Ra. Non c’è forse un cammino per recarsi vero To-mery, verso Sua Maestà, poiché noi viviamo del respiro che ci dona?

 

Si capisce che l’idea è quella di recarsi in Egitto e, in effetti, alla partenza delle navi per Karnak, a bordo ci sarà un’imponente delegazione di nobili di Punt.

Hatshepsut mirava a questo, all’intrecciarsi di buone relazioni, tanto che aveva ordinato a Nehesy di portare i migliori cibi dell’Egitto per offrire un banchetto sontuoso ai reali. Pare che tutto si svolse serenamente.

Per il banchetto, vennero messi in conserva i migliori prodotti:

– piccoli pesci di Tebe in salamoia

– pesci affumicati

– anatre selvatiche affumicate

– filetti di bue a fette

– cosce di gazzella essiccate e coperte di spezie

– salse a base di olio

– conserve di zucchina

– olive e formaggi bianchi

– piccole cipolle bianche

– bottarga (dall’antico egiziano batarekh)

– fave e ceci

– lenticchie

– pani al cumino e al sesamo

– dolci a base di miele, mandorle e pistacchi

– datteri, fichi e uva passa

– brocche di miele

– birra

– giare di vino

– bottiglie di un vino zuccherato del paese di Khor, bevuto a fine pasto

All’arrivo, Nehesy per primo aveva presentato i prodotti per il baratto e ora era il turno di Paraku:

– resine odorose

– cesti contenenti anelli d’oro

– bastoni da lancio

Dietro i sovrani di Punt, altri nobili consegnano dei prodotti, poi vi sono due asini e una mandria di bovini. Il resto delle immagini è scomparso.

Paraku, al suo arrivo, si fa annunciare:

 

Arrivo del Grande di Punt che porta i tributi verso le terre bagnate da Uadi ur, davanti al messaggero del re…

 

Davanti a Nehesy, dall’altra parte, sta scritto:

 

Ricevimento del tributo del Grande di Punt da parte del messaggero del re

 

Sia Nehesy che Paraku sono agghindati per l’occasione. La collana del re è molto voluminosa e ha le gambe interamente coperte d’oro; il cancelliere egizio indossa una tunica da cerimonia corta e le maniche sono strette da anelli. Al collo porta una grossa collana e tiene in mano una canna corta.

Nell’accogliere gli ospiti, Nehesy porta una mano al petto e Paraku, volendo fare lo stesso, appoggia la mano sull’altro braccio, nel quale stringe un corto bastone.

Il banchetto inizia e vi sono sei colonne verticali in geroglifico di spiegazione:

 

La tenda è preparata dall’inviato reale e dai suoi soldati sulle scale dell’incenso di Punt, dai due lati Uadi ur, per accogliere i grandi di quel paese. Saranno loro offerti il pane, la birra, il vino, la carne, la frutta e tutte le cose buone trovate a To-mery, come è stato ordinato dal Palazzo

 

I festeggiamenti si svolsero secondo usanze miste.

Per commemorare gli avvenimenti, l’unica cosa da fare era inaugurare le statue inviate da Hatshepsut:

 

Essa (Hatshepsut) l’ha fatto elevare nella Terra del dio. Si tratta della statua di quel dio (Amon) a fianco di quella del re dell’Alto e Basso Egitto, Maatkara. Essa è fatta di una sola pietra di granito. La grande Enneade che dimora nel cuore di Punt la venera. (Quel gruppo) è stabilito eternamente e per sempre al suo posto, davanti alla scalinata dell’incenso di Punt, (in) una meravigliosa sede di felicità del cuore. Sua Maestà l’ha fatto per lui, il dio potente.

Sua Maestà ha fatto questo quando i soldati sono giunti in questo paese straniero, di cui suo padre le aveva annunciato la strada, affinché fosse permesso a quel paese di vedere Sua Maestà, come suo padre, “reggente di Punt”, per la durata di tutti i suoi giorni, in ragione della sua potenza e in virtù di questa potenza che oltrepassa quella di tutti gli esseri divini

 

 

  1. La spedizione nel Paese di Punt -parteIII-

 

Con la spedizione, Nehesy doveva esaudire il desiderio della regina di ricevere gli alberi da incenso vivi, con le radici interrate, in modo da conservarli durante il lungo viaggio e poi trapiantarli nel tempio di Amon-Ra a Karnak.

Le guide del posto avrebbero condotto Nehesy anche nella depressione centrale della provincia (oggi delta del Gash), che ospitava il più grande mercato dell’Africa orientale.

La topografia, le abitazioni e la sconcertante idrografia del luogo erano annotate giornalmente, mentre il medico capo della spedizione studiava le differenti etnie.

Animali affascinanti uccelli sconosciuti e molto altro non sfuggirono all’attenzione degli egizi. L’insieme di queste informazioni forma un prototipo arcaico di ciò che fece Napoleone con la sua celebre Description de l’Egypte” nel 1789… Esattamente più di 3.000 anni dopo.

 

 

Giunse anche il giorno del rientro e Nehesy tornò dai marinai lasciati sulle rive; la disciplina non era mai mancata e non mancò certo per caricare i prodotti esotici sulle barche.

Dalle immagini, pare che la divisione a bordo era stata fatta in modo assai ordinato. Una volta completata l’operazione, i babbuini bianchi si erano sistemati da soli, quasi si sentissero a casa; uno è rappresentato seduto e l’altro è in equilibrio su una gomena, vicino ad un otre.

I marinai spiegano le vele e sciolgono gli ormeggi, pronti a lasciare le rive dell’Atbara per tornare nel Nilo e proseguire a nord, verso le Cinque Cateratte; a circa dieci chilometri dal confine con Uauat (che segna l’ingresso nella Nubia egizia), la flotta incontrò il percorso costellato dalle fortezze volute, tra l’VIII e il IX anno di regno, da Sesostri III, dominato dall’imponente Buhen (Uadi Halfa).

L’evento è ricordato in una iscrizione, prima dell’arrivo:

 

Gli inviati di Sua Maestà, raggiunte le scale dell’incenso, si sono impadroniti dell’incenso come volevano. Hanno caricato i loro battelli per soddisfare il loro desiderio con alberi da incenso freschi (verdi)… tutto quello che c’era di bello e di vero in quel paese straniero, ogni occhio ne è stato testimone…

 

I rilievi sono molto rovinati, ma si può immaginare l’arrivo a Karnak come quello a Punt.

Su quattro registri, inginocchiati, con le braccia posizionate in segno di adorazione, i notabili del Sud venerano l’emblema della regina. I due registri bassi sono occupati dai grandi di Punt, come indica l’iscrizione “strisciano a terra”; dietro di loro si vedono dei pani di resina a forma di obelisco e di coni appuntiti, assieme ad anelli e sacchetti con polvere d’oro. Seguono dei portatori con panieri ricchi di aromi e pesanti brocche piene di gomme odorifere fresche. C’è anche un uomo che tiene al guinzaglio un babbuino.

L’iscrizione si riferisce alla regina:

 

Salute a te, o sovrana di To-mery, sole femminile che brilla come il globo Aten…

 

Il terzo registro superiore mostra due capi di Irem e, alle loro spalle, anelli di elettro in un paniere seguiti da un portatore di anelli e una pantera dall’aria sottomessa, al guinzaglio.

In ultimo, nel quarto registro ci sono due africani negroidi, chiamati capi di Nemyu, dietro ai quali si legge “oro”. questo rilievo ricorda i personaggi di Punt, oltre a quelli di altre regioni dell’Alto Nilo, visitate durante la spedizione.

Ecco che, dopo tutto ciò, appare Hatshepsut, in abiti regali, pettinata con due piume di struzzo sulle lunghe corna ondulate del montone (il suo ka, raffigurato dietro di lei) e con in mano il bastone della consacrazione; è pronta a donare i tesori di Punt ad Amon.

In occasione del discorso inaugurale, Hatshepsut sottolineò che i prodotti erano di Punt, di Miu e Berber******, del vile Kush e della terra dei neri.

I rilievi di Deir El-Bahri sono incredibili: quattro splendidi alberi di anty sono stati piantati e sono così grandi da fare ombra ad una mandria di bovini, raffigurati come rappresentanza delle 3.300 bestie destinate ad Amon, che sarebbero arrivate a Karnak con la carovana.

 

 

*(*****) doppio del sovrano, tradotto spesso impropriamente con “anima”

**(******) i Tutmosidi erano originari dell’Alto Egitto, raffigurato dalla corona bianca, “hezet”

***** una cappella alla bella Hator, ugualmente signora della Nubia, fu edificata e poi sporadicamente curata a ogni passaggio delle carovane

****** regioni che circondano la Quinta Cateratta

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