Djeser Djeseru: il tempio funerario di Hatshepsut a Deir el-Bahri

Capitolo I

1. Hatshepsut, una donna come faraone

Poiché Amenhotep I aveva perduto il figlio, salì al trono il discendente di un lato collaterale della dinastia: Thutmosi I, che ebbe due figli, Hatshepsut e Amenemes, il quale non giunse mai a regnare; la principessa Hatshepsut sposò un fratellastro, che il padre aveva avuto dalla concubina Muthefret, destinato a salire al trono con il nome di Thutmosi II. Il matrimonio fu allietato solamente da due figlie femmine, Neferura, che la madre diede probabilmente in sposa al figliastro, Thutmosi III, nato da Thutmosi II e dalla concubina Iside, e Meritra Hatshepsut (probabilmente seconda sposa di Thutmosi III).
Thutmosi morì nel 1479 a.C., dopo soli quattordici anni di regno, lasciando un figlio troppo giovane per assumere il potere; la consorte regale e matrigna del giovane esercitò dunque la reggenza.
Nell’anno 2 o 3, Hatshepsut abbandonò questa forma di potere e si fece incoronare re con una titolatura completa: maatkara (maat è il ka di Ra) khenemet-imen-hatshepsut (colei che Amon abbraccia, la prima delle dame venerabili); Thutmosi III divenne solo correggente. Per giustificare l’usurpazione, ella mise in disparte il marito, inventando una coreggenza con il padre Thutmosi I, da lei inclusa in una serie di testi e di raffigurazioni che decorano il suo tempio funerario, che vengono chiamati racconto della giovinezza di Hatshepsut:

nella prima scena, Amon annuncia all’Enneade l’intenzione di dare all’Egitto un nuovo re. Thot gli parla con benevolenza della sposa di Thutmosi I, la regina Ahmes. Amon le fa visita e le annuncia che darà alla luce una figlia, concepita da lui, che dovrà chiamarsi “colei che Amon abbraccia, la prima delle dame venerabili”; Khnum, il dio vasaio, plasma, su richiesta del dio supremo, la bambina ed il suo ka sul tornio. Ahmes partorisce la figlia e la presenta ad Amon, che veglia sull’educazione della giovane principessa con l’aiuto di Thot e della nutrice divina, Hator.

Seguono le scene dell’incoronazione:

dopo essere stata purificata, Hatshepsut è presentata da Amon agli dei dell’Enneade. In loro compagnia, ella si reca nel nord del Paese, poi è posta sul trono da Atum e riceve le corone e la titolatura; proclamata re dagli dei, Hatshepsut deve ancora essere intronizzata dagli uomini. Perciò, il suo padre terrestre, Thutmosi I, la presenta alla corte riunita, la designa come suo erede e la fa acclamare re. Dopo che la titolatura del nuovo sovrano è stata stabilita, ella viene nuovamente purificata.

La sovrana associò al proprio culto funerario quello del padre, consacrandogli una cappella nel tempio di Deir El-Bahri.

Hatshepsut regnò fino al 1458, ossia fino all’anno 22 di Thutmosi III, che solo allora divenne sovrano a pieno titolo; per governare, la sovrana si servì di collaboratori dalla notevole personalità: al primo posto troviamo Senenmut. Egli compì, sotto Hatshepsut, una delle più brillanti carriere che l’Egitto antico ricordi. Fu il portavoce della regina e il maggiordomo della famiglia reale e di Amon; sotto la sua responsabilità venivano posti tutti i lavori effettuati nel tempio del dio. S’incaricò di sovrintendere al trasporto ed all’erezione degli obelischi che la regina installò nel tempio di Amon-Ra a Karnak, nonché alla costruzione del tempio funerario di Deir El-Bahri, di fronte al quale si fece scavare una seconda tomba, oltre a quella che già possedeva. Le malelingue insinuavano che Senenmut dovesse i favori di cui doveva ad una relazione intima con la sovrana; in realtà, sembra che la sua grande influenza provenisse dal ruolo che egli ricopriva nell’educazione della primogenita di Hatshepsut, Neferura, di cui era anche precettore e maggiordomo. Numerose statue ritraggono insieme la principessa e Senenmut, uomo di grande cultura, come dimostrano sia le opere da lui ideate come architetto, sia la presenza, nella sua tomba di Deir El-Bahri, di una volta decorata con motivi astronomici e, nella sua tomba di Gurna, di circa 150 ostraka, che comprendono vari esemplari disegnati, in particolare due piante della tomba stessa, liste, calcoli, annotazioni diverse e copie di testi religiosi, funerari e letterari: la satira dei mestieri, il racconto di Sinuhe, gli insegnamenti di Amenemhat I ed altri.
Senenmut è onnipresente per i primi tre quarti del regno, poi cadde in disgrazie, senza che se ne sappia il motivo.

Tra i più fidi cortigiani di Hatshepsut va annoverato anche il gran sacerdote di Amon, Hapuseneb, imparentato con la famiglia reale. Egli fece eseguire materialmente la costruzione del tempio di Deir El-Bahri e poi fu nominato gran sacerdote; si deve poi ricordare il cancelliere Nehesy, comandante della spedizione inviata dalla sovrana, nell’anno 9, nel paese di Punt: questa celebre impresa, narrata distesamente sulle pareti del tempio funerario, fu il punto cruciale di una politica estera che sembra si sia limitata allo sfruttamento delle miniere dello Wadi Maghara, nel Sinai, e ad una spedizione militare in Nubia.
Durante il regno di Hatshepsut, nessuna azione militare era stata fatta per consolidare le posizioni acquisite da Thutmosi I nel corso delle sue spedizioni preventive nel Retenu e in Naharina.

2. Come Hatshepsut divenne faraone

Per una ventina d’anni, Hatshepsut esercitò il potere come un buon re, lasciando in ombra l’erede legittimo, Thutmosi III; questi, una volta assunto il potere, pare abbia condannato la zia ad una vera damnatio memoriae: i cartigli di Hatshepsut vennero scalpellati, i suoi ritratti cancellati o sfregiati, i monumenti che aveva fatto costruire trasformati o abbattuti per riutilizzarne le pietre. Fu in questo modo che il ricordo della regina scomparve dalla storia, tanto che a lungo nessuno fece caso al fatto che la sovrana si faceva rappresentare come un uomo, con la barba posticcia e il gonnellino. Solo durante il XIX° secolo, la sua storia venne gradualmente riscoperta.
Hatshepsut, con l’approvazione del clero tebano, fu incoronata re dell’Alto e del Basso Egitto e per sette anni tutto trascorse normalmente: gli atti ufficiali del regno venivano redatti regolarmente, a nome di Thutmosi III e il calendario in vigore si riferiva all’ascesa al trono del giovane faraone; Hatshepsut era indicata solamente con l’antico titolo di grande sposa reale.
A partire dal settimo anno di regno, però, Hatshepsut inizia ad apparire al fianco del giovane re, rivestita dei titoli e delle insegne del faraone; inoltre, il suo nome precedeva addirittura quello di Thutmosi III, che a tutti gli effetti era l’erede legale di Thutmosi II. In conformità alla titolatura faraonica, la sovrana possedeva cinque nomi.
Data la sua grande intelligenza, Hatshepsut avrebbe potuto continuare a regnare all’ombra di Thutmosi III, tuttavia, la regina si appropriò delle prerogative reali ed iniziò ad apparire in pubblico con gli attributi maschili e le insegne del potere.
Alcuni testi dell’epoca riportano notizie secondo le quale l’Egitto, in quel periodo, aveva conosciuto gravi turbamenti di natura sconosciuta e che la regina vi aveva messo fine, assumendo il titolo di faraone.

Il regno congiunto di Hatshepsut e Thutmosi III segnò la nascita di una nuova età dell’oro per l’Egitto; l’attività politica svolta dalla sovrana fu immensa: organizzò una spedizione pacifica verso l’esotico Punt, incrementò la ricerca di nuovi giacimenti minerari e si occupò di abbellire l’Egitto, lungo la Valle del Nilo. Infine, modificò la disposizione del cuore del santuario di Karnak e fece costruire, nello spettacolare anfiteatro roccioso di Deir El-Bahri, il suo tempio funerario a terrazze, accanto alla sepoltura di Monthuotep II.
Quando Thutmosi III salì finalmente al trono, non rinnegò completamente l’operato della zia, ma legittimò ogni sua azione politica con gli oracoli di Amon, esattamente come aveva fatto la stessa Hatshepsut; tuttavia, per ragioni sconosciute, ad un certo punto del regno di Thutmosi III, si cercò di cancellare ogni memoria della regina.

Per la sua cerimonia d’incoronazione, Hatshepsut partì dal suo palazzo, situato sulla riva destra del Nilo e costruito da suo padre Thutmosi I, per recarsi al luogo dell’incoronazione, nella sacra cinta di Karnak; la folla che seguiva il corteo doveva essere numerosa.

3. La regina costruttrice

Come era stato per i suoi predecessori, la città che figurava a lettere d’oro sulla lista di Hatshepsut era, ovviamente, Karnak, il complesso religioso più importante e potente dell’Egitto di quel tempo; è curioso, dunque, il fatto che la sovrana abbia deciso di far erigere la cappella-repositorio, destinata a proteggere la barca sacra di Amon, solo nel diciassettesimo anno di regno, cioè verso la fine della sua vita.
Per costruire questo monumento, gli architetti reali non utilizzarono la comune arenaria o il calcare, bensì scelsero, su preciso ordine della regina, un materiale di grande nobiltà, una superba quarzite di color rosso, proveniente dal Gebel Ahmar (la montagna rossa), a est di Eliopoli: da qui il nome di Cappella Rossa attribuito all’edificio.
È interessante notare come, contrariamente a quanto avveniva negli altri monumenti dell’epoca, ogni blocco che compone la Cappella Rossa sia stato tagliato e scolpito a bassorilievo in laboratorio, prima dell’effettiva erezione dell’edificio. Le sculture che compongono i bassorilievi rappresentano scene rituali, nelle quali Hatshepsut occupa il primo posto: l’incoronazione, l’intronizzazione, scene di offerte e di adorazione, riti e processioni festivi; in seguito, alcuni di questi blocchi vennero scalpellati.
Sull’asse nord-sud del complesso di Karnak, la sovrana fece anche erigere l’ottavo pilone, tagliato nell’arenaria.

Nel quindicesimo anno di regno, Hatshepsut decise di rendere omaggio a suo padre divino Amon: decise di far erigere una coppia di obelischi tra il quarto e il quinto pilone di Karnak. Per l’occasione, organizzò una spedizione ad Assuan, dove si trovavano le più grandi cave di granito dell’Egitto.
Erano già quindici anni che Hatshepsut era sul trono. La celebre spedizione nella terra di Punt, nel nono anno di regno, le aveva procurato molti onori e, soprattutto, le aveva permesso di riempire le casse dello stato; questo quindicesimo anno, però, era diverso dagli altri, perché corrispondeva al suo primo giubileo. Dietro saggio consiglio di Senenmut, decise di solennizzare questa festa, offrendo ad Amon i due obelischi. Il racconto dell’impresa è inciso alla base dell’obelisco oggi ancora in loco, che misura 28,48 metri d’altezza.
Purtroppo, l’ardore della sovrana, che voleva forgiarli interamente in elettro, venne presto temperato: l’elettro e l’oro immagazzinati nelle sale del tesoro di Amon non erano sufficienti per una tale impresa. Hatshepsut ordinò allora di far tagliare i due obelischi nel granito rosa, gioiello delle cave di Assuan; solo i pyramidion sarebbero stati ricoperti di elettro.
Per quanto riguarda la spedizione ad Assuan, si trattò di un lavoro di lungo respiro: centinaia di operai e di tagliatori foggiarono, sul posto, i due obelischi in un tempo record (sette mesi), per compiacere la regina.
I blocchi, una volta tagliati, vennero piazzati su slitte di legno e alati fino al Nilo; il convoglio non passò certo inosservato e, sugli argini, migliaia di egiziani si accalcarono per rendere omaggio, a modo loro, alla regina faraone e ad Amon.
Una volta giunti all’imbarcadero tebano, i due monoliti vennero scaricati e avviati verso la loro destinazione, in presenza di alti dignitari e sacerdoti che presentavano offerte agli dei.
Contrariamente alla tradizione, che voleva gli obelischi collocati davanti ai piloni, Hatshepsut decise di erigerli all’interno della grande sala ipostila costruita da suo padre Thutmosi I.
Gli obelischi vennero poi affidati agli scultori e, infine, agli orafi, che ne placcarono di elettro la sommità. Vennero drizzati e il lungo lavoro si concluse con successo.

Al di fuori di Tebe, nel sesto anno di regno, Hatshepsut fece erigere, a Elefantina, una cappella in arenaria e due obelischi, dedicati alla triade locale (Knhum-Anuqet-Satet).
Ad Ermopoli, feudo del dio Thot, nel decimo anno di regno fece costruire un tempio in calcare bianco, in onore della divinità, ristabilendone il culto, che era stato abbandonato.
Il lavoro fu colossale: Senenmut e i suoi architetti si prodigarono, dando fondo a tutte le loro energie, lungo la valle del Nilo, per cancellare le tracce del degrado, lasciate specialmente dagli invasori hyksos.
Nel suo desiderio di farsi amare dal popolo e rispettare dai sacerdoti, Hatshepsut non si dimenticò la Nubia. Sul sito di Bunen, oggi inghiottito dalle acque della diga di Assuan, fece erigere un tempio in calcare e arenaria, circondato da una cinta di mattoni, che comprendeva un’ampia sala ipostila, il cui soffitto era sostenuto da tre file di sei colonne; la sala dava accesso ad un santuario diviso in cinque camere e affiancato, da ogni lato, da un portico composto di colonne scanalate.
Più a nord, a Qsr Ibrim, fece costruire, sulla riva orientale del Nilo, una cappella rupestre che dedicò a Horus e Satet, così come un obelisco tagliato nel granito.

4. La politica estera ed interna di Hatshepsut

Approfittando del momento di pace in cui versava l’Egitto, Hatshepsut impostò una politica estera che tendeva a privilegiare i rapporti commerciali. Le poche spedizioni militari di quest’epoca saranno invece appannaggio del suo successore, Thutmosi III, il “faraone guerriero”.
Hatshepsut non era una regina guerriera e pochi furono gli ufficiali militari di alto grado tra i suoi consiglieri più vicini; pare che, all’inizio del suo regno, si sia reso necessario un solo intervento militare in Nubia. Le altre spedizioni militari, condotte verso la fine del suo regno, furono da attribuire all’iniziativa di suo nipote.
Anche in politica interna, Hatshepsut usò la lungimiranza: donna intelligente e astuta, sapeva bene di dover preservare ad ogni costo la pace quanto il patrimonio lasciatole in eredità dal padre: grazie anche alla saggezza e all’amicizia di Senenmut, le casse dello Stato erano colme.
Ben presto, la sovrana inviò spedizioni commerciali nei Paesi vicini, tra cui Punt, che da allora divenne meta di spedizioni regolari (benché altre spedizioni erano state fatte in passato); Hatshepsut intrattenne inoltre vantaggiosi rapporti commerciali con alcune isole del Mediterraneo, tra cui Cipro, Creata e Byblo.

5. La misteriosa scomparsa

Bisogna attendere l’anno 22 di Thutmosi per trovare le ultime menzioni pubbliche di Hatshepsut; il mistero circonda la regina e la sua morte, passata inspiegabilmente sotto silenzio. La situazione è ancora più irreale, se si considera la vasta e straordinaria opera realizzata da questa donna eccezionale.
Forse vi è un solo testo, piuttosto deteriorato, che può aiutare nella ricerca della verità: inciso su una stele proveniente da Erment, ha conservato solo la parte iniziale. Il testo narra le tappe principali del regno di Thutmosi III e i primi editori hanno pensato che la data “il decimo giorno del secondo mese di Peret, anno XXII” corrispondesse al momento in cui Thutmosi iniziò a regnare da solo. Si potrebbe quindi dedurre che la sovrana fosse morta il giorno nove del secondo mese di Peret, anno XXII di Thutmosi III.
Tuttavia, le prove sono scarse e quel silenzio potrebbe anche corrispondere ad un discreto ritiro dal potere della regina.
Grazie allo storico egizio Manetone, vissuto sotto Tolemeo II Filadelfo, sappiamo che, nella memoria dei templi, il “regno” di Hatshepsut era stato fatto iniziare al momento in cui l’oracolo di Amon l’aveva designata al trono, cioè proprio quello che pretendeva la stessa Hatshepsut! Allora, perché le liste regali (redatte sotto i ramessidi) non la menzionano? Perché tanto accanimento contro di lei?
Il problema principale è che non sappiamo se sia effettivamente morta o solo scomparsa.
Dopo la morte della sovrana, non fu necessaria una cerimonia d’investitura per il nuovo faraone, dato che Hatshepsut non fu mai investita completamente delle prerogative reali e quindi l’ascesa al trono del nipote fu, di fatto, una prosecuzione del suo regno.

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