Malqata: il palazzo reale tebano

Malqata o el-Malqata è un sito archeologico che si estende per 32 ettari, non lontano da Tebe, un complesso piuttosto imponente scoperto nel 1888 da un assistente di Gaston Maspero e successivamente indagato dal Metropolitan, l’Università della Pennsylvania e per finire, nel 1972, dall’Università giapponese di Wareda.

 

Secondo la datazione dei monumenti, pare che la città si stata fondata attorno all’ottavo anno di regno di Amenhotep III, tuttavia il termine della costruzione risale alla fine del regno del faraone, molto probabilmente per celebrare il suo terzo giubileo (la festa hed-seb).

Il punto focale è il palazzo reale, molto differente da quelli situati a fianco dei templi funerari: non si tratta di un semplice edificio di sosta, adatto ad ospitare cerimonie, bensì di un vero e proprio edificio fulcro, attorno al quale si sviluppa un impianto urbanistico.

Il complesso si può pressoché suddividere in 5 aree:

 

  • Il palazzo del sovrano

 

  • La dimora della regina

 

  • Gli appartamenti dei funzionari

 

  • Una cappella consacrata ad Amon

 

  • Gli alloggi degli operai

 

Che il palazzo sia stato creato per celebrare il re e la sua divinizzazione lo dimostra anche il fatto che la pianta ricorda un tempio. Questo “schema” si ripeterà in seguito anche con Akhetaten e Piramesse.

La città fiorì sotto il suo fondatore, venne brevemente abbandonata sotto Akhenaton e poi continuò a splendere fino al regno di Horemheb, quando venne definitivamente lasciata, fino a divenire necropoli nel periodo romano (Sakurai, 1985).

Il palazzo ricopre un’aera chiusa di circa 100×200 metri e la pianta mostra una struttura in tre elementi:

 

  • Blocco uno: ingresso, cortile su cui si affacciano gli ambienti per le udienze

 

  • Blocco due: salone fiancheggiato da una doppia serie di stanze con servizi

 

  • Blocco tre: i magazzini e le cucine

 

Uno degli elementi che rendeva davvero unico e magnifico il palazzo era la ricca decorazione pittorica, conservata solo parzialmente nella parte bassa dei muri.

 

Il pavimento della sala per le udienze è stato ricostruito e ha mostrato una complessa dipintura che rappresenta uno stagno pieno di fiori e animali selvatici e una base del trono con prigionieri legati. Le stanze “dell’harem” avevano soffitti con colombe, oche in volo e racemi di vite, mentre i magazzini erano decorati con tavole imbandite.

Malgrado le porzioni decorative siano misere (e sempre a rischio), sono sufficienti per una analisi stilistica, culturale e sociologica e vi si trovano tracce di influenze egee.

Accanto al complesso palaziale, una missione archeologica giapponese ha rinvenuto una piattaforma, alla quale si accede tramite una scalinata di 30 gradini (trenta come gli anni di regno che devono trascorrere per il primo giubileo), ognuno decorato con nemici da calpestare per il sovrano che ascendeva fino ad un tabernacolo sopraelevato.

Nonostante la predilezione per una città di nuova fondazione, durante il regno di Amarna, in epoca ramesside sembra essere attestata a Malqata una “casa dell’Aten splendente”, forse un segno d’interesse per il luogo da parte di Akhenaton, o un tentativo iniziale di far attecchire il culto solare ed esclusivo di Aten; vi sono alcune chiare tracce di martellatura per cancellare l’effige del dio Amon, che potrebbero avvalorare una di queste due tesi (Redford, 1973).

L’intero complesso aveva un carattere solare, oltre che giubilare, dato il ritrovamento nell’angolo SE di un obelisco, connesso col tempio funerario di Amenhotep III tramite una strada che correva dietro Malqata.

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Original Article: Michelini Laura (@tasheryt)

 

pianta Malqata

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