Epilessia, Tutankhamon e il monoteismo egiziano: una nuova teoria riguardo le malattie ereditarie nel Nuovo Regno by Noah Wiener, 06/03/2014

La morte di Tutankhamon

 La scoperta della tomba di Tutankhamon da parte di Howard Carter circa 90 anni fa non ha solo rivelato l’opulenza degli antichi egiziani, ma ha scatenato uno dei più grandi misteri medici e forensi della storia dell’umanità. Mentre nel 2005 una Tac rivelava una gamba rotta infetta, uno studio sul DNA della mummia, nel 2010, ha rivelato la presenza del parassita che causa la malaria, facendo pensare alla soluzione definitiva di questo dibattito di vecchia data. Una nuova teoria di Hutan Ashrafian, chirurgo dell’Imperial College di Londra, suggerisce la possibilità che gli studi sulla morte del faraone si siano concentrati troppo sulle condizioni individuali, facendo perdere il quadro d’insieme.

 Tutankhamon morì in giovane età, con un fisico dai tratti femminei. I suoi parenti più stretti, inclusi suo padre Akhenaton, suo fratello o zio Smenkhkara e i suoi predecessori, i faraoni della XVIII dinastia Amenhotep III e Tuthmosi IV, mostrano tutti lineamenti e destini similari. Mentre gli studiosi tendono a mettere in relazione le morti di questi faraoni a circostanze separate, Hutan Ashrafian suggerisce che la famiglia reale possa aver avuto un disturbo congenito: epilessia del lobo temporale. 

 

Le antiche immagini dei faraoni egiziani: può l’epilessia fornire un indizio?

L’epilessia del lobo temporale è conosciuta per influenzare il rilascio di ormoni e lo sviluppo sessuale e Tutankhamon è stato raffigurato con un fisico quasi femminile. A causa della sua breve vita, le sue rappresentazioni sono molto meno comuni rispetto a quelle molto diffuse del padre Akhenaton. Il faraone ribelle viene spesso considerato il primo monoteista in assoluto ed è stato descritto dal grande egittologo Henry Breasted come “il primo individuo della storia”. Akhenaton è notoriamente rappresentato, innumerevoli volte, con curve femminili e labbra alla Mick Jagger. Nel suo libro dal titolo “Aspetti del monoteismo”, Donald B. Redford descrive il fisico unico nel suo genere del sovrano:

sopra ogni cosa, Akhenaton stesso si è rappresentato in un modo che, persino i contemporanei, non consideravano lusinghiero: il suo teschio sembra malformato, con una mascella simile ad una lanterna e una testa sovradimensionata su un collo allungato; e gambe affusolate supportano il suo curioso torso femmineo”

L’epilessia può aver influenzato più che i semplici lineamenti fisici faraonici; una delle teoria principali sulla morte di Tutankhamon si basa su fratture serie e infette della gamba, poco prima della sua morte. Piuttosto che rappresentare un’alternativa causa di morte, l’ipotesi epilettica suggerisce un re con la propensione ad attacchi di questo tipo, molto più suscettibili in un fisico danneggiato a causa della sua malattia.

 

L’epilessia e il monoteismo egiziano

La teoria di Hutan Ashrafian riguardo l’epilessia si estende ben oltre la morte di un singolo faraone; egli ipotizza che l’epilessia possa essere la causa di maggiori sviluppi nel Nuovo Regno. Quando le persone che soffrono di epilessia del lobo temporale sono esposte alla luce del sole e hanno crisi epilettiche, come risultato spesso troviamo allucinazioni e visioni religiose. Due importanti faraoni della XVIII dinastia, nella famiglia di Tutankhamon, hanno avuto interessanti rivelazioni religiose incentrate sulla luce solare. La cosiddetta Stele del Sogno scoperta a Giza, descrive la visione religiosa di Tuthmosi IV: “In quel momento, il sole era allo zenit… questo nobile dio parlava per propria bocca come un padre parla a suo figlio, dicendo: ‘guardami, osservami, Tuthmosi figlio mio’”

La visione solare religiosa di Akhenaton ha assunto una piega più drammatica. Akhenaton ereditò il trono nel 14 secolo a.C., in pieno Nuovo Regno, durante il picco del potere politeistico dinastico. Gli ultimi faraoni avevano allargato i confini dell’Egitto espandendosi ed erigendo una massiccia quantità di templi dedicati alle divinità, finché Akhenaton non cambiò ogni cosa per amore del dio sole, su cui poi si sarebbe basato il suo culto monoteista. Mentre i faraoni successivi tentarono in fretta di rovesciare l’atenismo, con un cambio di direzione verso la restaurazione dell’antico politeismo per i secoli a venire, il regno di Akhenaton si distinse come una pietra miliare per lo sviluppo dei pensieri religiosi.

Nel suo articolo “Monoteismo: le radici dell’Egitto”, James P. Allen descrive le innovazioni religiose di Akhenaton e la sua promozione della luce e del sole sopra ogni altra divinità:

Malgrado il persistente e fondamentale politeismo, l’Antico Egitto ha anche preso forma grazie alla primordiale credenza in un unico dio. Questa fu la religione abbracciata dal così chiamato “faraone eretico” Akhenaton (1352-1336 a.C.). Dopo aver regnato per cinque anni nel rispetto delle tradizioni antiche, il faraone cambiò il proprio nome da Amenhotep IV, che onorava il dio regale per eccellenza, Amon, in Akhenaton, che significa “colui che giova all’Aten”.

Allo stesso tempo, creò una nuova capitale sulla riva del Nilo, a Tell el-Amarna, a metà strada tra la tradizionale capitale, Menfi, e il centro religioso di Tebe. Chiamò la sua nuova città “Akhetaten”, che significa “l’orizzonte di Aten”. Chiaramente, egli voleva creare una forte rottura con il passato […]

Questo momento è noto come periodo di Amarna. Il suo dio, in verità divenuto il dio di tutto l’Egitto se Akhenaton avesse continuato questa strada, era il fenomeno naturale della luce, nel quale Akhenaton vedeva la forza primaria dell’universo […]

Quando Akhenaton promulgò per la prima volta la sua nuova religione, aveva identificato questa forza nel tradizionale dio solare Ra-Harakhty, ovvero Ra (il sole) che appare come sovrano del mondo all’alba (Harakhty). Ma questo dio tradizionale prese un altro nome nella religione di Akhenaton (una lunga formula chiamata nome didascalico, che è più un credo che un vero nome: “il vivente, Ra-Harakhty, che gioisce in Akhet (o da Akhet) [lo spazio sotto l’orizzonte visibile] nella sua identità di luce che è il disco solare”). Questo nuovo nome serviva per dissociare la teologia di Akhenaton dalle tradizionali nozioni di divinità in Egitto. Viene enfatizzata la natura astratta del dio: la nuova immagine non era un’icona da essere adorata, ma semplicemente una versione in larga scala del geroglifico per indicare la luce […]

La religione di Akhenaton sembra aver avuto inizio come un altro esempio del tradizionale enoteismo egiziano, la pratica di accentuare la supremazia di una sola divinità rispetto alle altre.”

Se provata, la teoria di Hutan dell’epilessia ereditaria potrebbe avere ramificazioni che vanno oltre il singolo mistero medico. Potrebbe spiegare i cambiamenti religiosi in uno dei più grandi imperi del mondo. Sfortunatamente, non ci sono test definitivi per confermare l’epilessia, quindi la teoria di Ashrafian rimarrà esattamente ciò che è: un rapporto speculativo.

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Original article: http://www.biblicalarchaeology.org/daily/ancient-cultures/ancient-near-eastern-world/epilepsy-tutankhamun-and-monotheism/

 

 

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