Akhenaton: folle, malvagio o brillante?

Generò Tutankhamon, sposò Nefertiti e fu uno dei più originali pensatori della sua epoca. Allora, perché il faraone Akhenaton viene spesso liquidato come un pazzo?

A quasi 200 km a sud del Cairo, nel cuore del Medio Egitto, il sito archeologico di Amarna occupa una grande baia nel deserto, accanto al fiume Nilo. Per un occhio non informato, questo semicerchio di terra arida vincolato dalla riva est del fiume e da scogliere calcaree enormi, sembra niente: una vasta conca colpita dalla polvere, di circa sette miglia di lunghezza e larga tre, disseminata di dossi sabbiosi. Ma trentatré secoli fa, questo luogo era la patria di decine di migliaia di antichi egizi, condotti lì per volontà di un solo uomo: il faraone Akhenaton.

Ribelle, tiranno e profeta della discutibile prima religione monoteista del mondo, Akhenaton è stato definito in questo modo come prima persona nella storia. Il suo impatto sulle antiche pratiche e credenze egiziane che perduravano da secoli è stato così allarmante che, le generazioni che seguirono la sua morte, avvenuta presumibilmente nel 1336 a.C., lo bollarono come eretico, omettendo il suo nome dalle liste ufficiali dei re.

Secondo me, lui rappresenta la figura più affascinante e controversa della storia egiziana e questo molto prima che si unisse in matrimonio con Nefertiti, nota come la “Monna Lisa” dell’Egitto antico (conosciuta grazie al ritrovamento di un suo austero busto in calcare dipinto, scoperto nel laboratorio di uno scultore di Amarna e oggi conservato al Museo di Berlino) o che generasse Tutankhamon, il faraone più famoso di tutti. Se fossi il responsabile del British Museum, commissionerei una mostra su Akhenaton all’istante.

Akhenaton non doveva diventare faraone. Figlio di Amenhotep III, grande figura della prima metà del XIV secolo a.C., che dominò su una corte di lusso e magnificenza senza precedenti e mise grande enfasi sulla teologia solare, il principe Amenhotep (come si chiamava allora) era il fratello più giovane dell’erede al trono Thutmosi. Dopo l’improvvisa morte del fratello, però, divenne lui l’erede legittimo e quando anche suo padre morì, nel 1353 a.C., salì al trono con il nome di Amenhotep IV.

Quasi immediatamente, la sua caparbietà iniziò ad affermarsi: commissionò edifici monumentali nel centro religioso per eccellenza, il tempio di Karnak a Tebe.

Nonostante ciò, piuttosto che onorare Amon, il dio associato al sito, i suoi templi vennero orientati verso est, ovvero rivolti nella direzione del sorgere del sole, dedicati ad una nuova forma del dio solare, conosciuta ufficialmente con la non tanto orecchiabile formula “Il Vivente, Ra-Horus dell’orizzonte che gioisce all’orizzonte nella sua identità di luce che è nel disco solare”. Fortunatamente, in breve tempo questo venne abbreviato in “Aten”, il termine egiziano per indicare il disco solare; inoltre, il re aveva cambiato il suo nome da Amenhotep (“Amon è soddisfatto”) in Akhenaton  (“colui che giova all’Aten”).

Un certo numero di statue colossali in arenaria intagliata, costruite per i templi di Aten a Karnak, le quali furono incluse nei pilastri dei colonnati che costeggiavano i grandi spazi aperti, attestano le drastiche convulsioni che attraversavano la società egiziana in quel momento. Uno dei colossi può essere visto al Museo Egizio del Cairo, che ho visitato mentre documentavo i tesori dell’Antico Egitto per la BBC. La scultura è qualcosa di mai visto prima nella lunga storia dell’arte egiziana antica.

La posa e gli attributi sono abbastanza standard. Akhenaton appare di fronte, le braccia incrociate brandiscono il bastone e il flagello, insegne reali assieme alla sua doppia corona, copricapo caratteristico e il gonnellino corto. Eppure, la distorsioni dei suoi tratti fisionomici è bizzarra oltre ogni immaginazione: il suo volto appare allungato, con gli zigomi alti e un naso anch’esso allungato, giungendo fino ad un mento appuntito. Le labbra carnose rievocano insolitamente la sensualità femminile, così come i suoi fianchi larghi e il ventre piatto poco lusinghiero, che s’incurva sopra la cintura.

Agli occhi dei moderni, il trattamento della figura appare espressionista e grottesco. Si tratta di un ritratto realistico di un sovrano devastato dalla malattia? O una nuova visione della regalità, priva di qualsiasi cliché estetico? Inoltre, che tipo di persona potrebbe commissionare qualcosa di oscuro e sorprendente come questo: un visionario o un folle?

“Il modo di vedere Akhenaton ha oscillato tra i due estremi”, dice l’egittologa Anna Stevens. “Gli antichi egiziani hanno gettato nell’oblio il suo regno, cancellandolo dalla propria storia. Ma i moderni sono stati gentili con lui: forse stimiamo di più questo suo individualismo e naturalmente non siamo direttamente colpiti dalle sue azioni”.

“Senza la base per una diagnosi corretta, è meglio evitare di parlare di follia”, dice Barry Kemp, professore emerito di egittologia all’Università di Cambridge e autore de “La città di Akhenaton e Nefertiti”. “E’ chiaro che Akhenaton aveva una mente originale. Ha sviluppato una personale visione di come Dio dovrebbe essere onorato e ha avuto la determinazione e i mezzi per trasformare questa visione in realtà”. La visione di Akhenaton era però estrema: l’adorazione di un solo dio, il disco solare, che avrebbe così raso così al suolo il pantheon egiziano. Secondo la sua idea, alla fine sarebbero state vietate del tutto le divinità tradizionali, rendendo nulli 2000 anni di credenze. Nel quinto anno del suo regno, il periodo nel quale cambiò il suo nome in Akhenaton, decise di costruire una nuova capitale, un posto privo da ogni associazione religiosa esistente. Il sito scelto, chiamato in tempi recenti Amarna, si chiamava “Akhetaten”, ovvero “l’orizzonte dell’Aten”, forse a causa delle scogliere ad est che parevano formare il geroglifico di “orizzonte”.

La costruzione fu rapida e, dopo soli due anni, la famiglia reale prese residenza a nord della città, in un palazzo collegato con resto di Akhetaten da una lunga “Strada Reale”. Il re guidava il suo carro lungo quel percorso ogni giorno, rispecchiando l’andamento dell’Aten attraverso i cieli, al fine di sottolineare la sua vicinanza con la nuova divinità.

“E’ stato un nuovo inizio”, dice la Stevens, vice direttore del Progetto Amarna, che si occupa degli scavi ad Akhetaten. “Apparentemente si trattava di costruire un nuovo luogo di culto per Aten su una terra vergine, così ci dice Akhenaton nelle iscrizioni delle stele di confine (lastre di pietra iscritte) attorno al perimetro di Amarna. Ma possiamo intuire che ci fossero altre motivazioni, come ad esempio il desiderio di circondarsi di funzionari leali e mettere distanza da coloro che si erano opposti. Un modo per dimostrare che la nuova città rappresentava un taglio netto col passato, sponsorizzando radicalmente nuove forme di architettura.”
“I templi egizi erano solitamente chiusi agli affari”,  spiega ancora la Stevens, “una volta entrati nella parte interna del complesso, il livello del pavimento sale gradualmente, mentre il tetto scende. La luce viene ridotta a poche e piccole finestre e lampade. Il culto solare ha portato con sé i santuari a cielo aperto, un modulo in realtà utilizzato molto prima del regno di Akhenaton, ma ora tradotto in una scala molto più grande. I templi di Akhenaton sono incorporati in vasti campi aperti, con tavoli per le offerte e santuari scoperti. L’immagine di culto, naturalmente, non era più una statua nascosta nel profondo del santuario, ma l’Aten che stava in alto nel cielo”.

Per tutta Amarna, gli edifici erano stati decorati con una nuova e facilmente riconoscibile rappresentazione di Aten: un semplice disco che emana raggi culminanti in piccole mani. E’ interessante pensare queste mani solari mentre raccolgono tutto il cibo e l’incenso lasciato come offerta al dio: il più imponente tempio della città, il Grande Tempio dell’Aten, conteneva più di 1700 tavole in pietra e mattoni di fango per le offerte e panche, costruiti proprio per questo scopo.

La bizzarra e nuova formula per la rappresentazione dell’Aten non era la sola innovazione artistica sotto Akhenaton. Nel corso degli anni, Amarna ha prodotto una serie di rilievi calcarei che presentano scene intime della famiglia reale, in pieno godimento della felicità domestica (quasi dei precursori delle pitture cristiane della Sacra Famiglia o anche delle moderne fotografie dei paparazzi che immortalano momenti quotidiani delle celebrità). Un famoso esempio è conservato a Berlino, dove vediamo Akhenaton intento a cullare una delle sue figlie, quasi sul punto di baciarla; di fronte a lui c’è Nefertiti, il cui grembo tiene una seconda figlia, rivolta verso la sorella. Una terza figlia, non più grande di una bambina, gioca con il serpente che adorna il caratteristico copricapo piatto che indossa la madre. Sopra la famiglia, l’Aten fa risplendere i suoi raggi con le mani, come se li stesse benedicendo.

Rispetto ai precedenti canoni dell’arte egiziana, che ad un occhio poco esperto può apparire solo un fregio infinito di figure rigide, viste di profilo, qui abbiamo qualcosa di affascinante,  spontaneo e pieno di vita. In precedenza, gli artisti avevano rappresentato i bambini in una posa caratteristica, con un dito premuto contro le labbra, mentre qui la discendenza reale si comporta in modo molto più naturale. Con fare curioso, puntano e girano la testa in modo irrefrenabile, proprio come i bambini veri. Mentre la maggior parte dell’arte egizia ha una qualità monumentale statica, consapevolmente destinata a durare per l’eternità, questa scena offre una visione transitoria della vita della famiglia a palazzo. Si ha l’impressione di essere in quella particolare sala del palazzo reale, mentre una bambina viene attirata dai gioielli scintillanti della madre, ma poco dopo il suo sguardo viene catturato altrove e le pose di tutti cambiano.

Perché Akhenaton ha voluto promuovere una nuova ed entusiasmante arte come questa? In parte perché voleva rafforzare il suo culto solare: queste scene sottolineano il suo ruolo, così come quello di sua moglie, di intermediario tra Aten e il popolo. Forse questo è anche il motivo per cui uno dei suoi palazzi di Amarna è stato progettato con un balcone speciale chiamato “finestra delle apparizioni”: millenni prima che la nostra famiglia reale si affacciasse da Buckingham Palace, Akhenaton stesso si mostrava al di sopra dei suoi cortigiani, ai quali dispensava regali come guanti in pelle, collari d’oro e anelli col sigillo.

Recenti scoperti ad Amarna, però, suggeriscono che il culto di Aten non è riuscito come aveva sperato Akhenaton. Anna Stevens ha scavato il cimitero dei lavoratori che eressero i palazzi e i templi ad Akhetaten, sepolti in fosse poco profonde.  “Per la maggior parte della gente”, dice, “la vita era dura, con lavori faticosi e una dieta basilare”, l’antitesi della scena familiare rilassata raffigurata sul rilievo di Berlino. Più di due terzi dei lavoratori sono morti prima dei 35 anni.

Inoltre, la Stevens ha notato una sorprendente assenze nei corredi funerari sepolti nella necropoli: vi erano un sacco di amuleti e oggetti votivi raffiguranti divinità minori, tra cui faenze (in terracotta invetriata) per le gambe storte del dio Bes, che offrivano protezione durante il parto e venivano adorate da secoli. “Ma non c’è nessuna rappresentazione del disco solare nella necropoli, né menzione di Akhenaton su anelli, scarabei o nient’altro”, sostiene. “Questo è un chiaro segno di come la vita scorresse normalmente”.

Senza l’appoggio del popolo, non c’era nessuno a sostenere l’individuale rivoluzione di Akhenaton, che morì dopo 17 anni sul trono. Anche il re stesso pare avere avuto dubbi sul letto di morte: la sua tomba conteneva statuette “ushabti” che rappresentavano un’eresia per l’atenismo. Quattro anni più tardi, quando il suo giovane figlio Tutankhamon salì al trono (nel 1332 a.C.), il conservatorismo prese nuovamente il sopravvento. Tutankhamon emanò un decreto lamentando lo stato rovinoso dei templi in tutto il Paese: “I loro santuari erano caduti in rovina, divenuti un cumulo denso di erbacce. La terra è in pericolo; gli dei ignoravano questa terra”. Akhetaten, che al suo apice ospitava 50.000 persone, è stata  abbandonata in quanto la corte restituì  il potere alla capitale tradizionale, Menfi.

Le vecchie usanze religiose vennero restaurate e Akhenaton venne effettivamente estromesso dalla storia.

Per gli antichi egizi, Akhenaton era un folle, un megalomane, un sognatore e un despota. Ma era anche un riformatore coraggioso, che da solo tentò di smantellare le tradizioni del Paese per costruire qualcosa di nuovo. Alla fine, però, la sua visione bruciò troppo rapidamente.

“L’atenismo ha offerto poco alle persone che desideravano il conforto di un dio avvicinabile da chiunque, anche nella propria casa”, sostiene Barry Kemp. “Il messaggio di Akhenaton era troppo austero per raccogliere un ampio consenso”. Provate ad immaginare, però, cosa sarebbe successo se la sua nuova “religione” avesse preso piede: forse oggi si annovererebbe l’atenismo tra le grandi fedi monoteiste della storia, sarebbe accanto a cristianesimo, ebraismo e islamismo.

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Original article: Alastair Sooke’s ‘Treasures of Ancient Egypt: The Golden Age’ 

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